la verità è nuda: accanimento terapeutico
Brevemente: 10 anni fa una ragazza comprò da un macellaio di Catania una "polpetta ai solfiti", cioè polpetta trattata coi solfiti, e dopo averla mangiata fu colpita da shock anafilattico ed entrò in coma. Oggi, finalmente, la fine.
Prendo spunto da questo, non certo isolato, evento per dire la mia sul c.d. "accanimento terapeutico", cercando, se possibile, di non infervorarmi troppo.
Intendo parlare di esseri umani totalmente inermi, con corpo e mente devastati, irrecuperabili.. esseri umani che vengono costretti a consumarsi lentamente, giorno dopo giorno, che perdono peso in guisa di stillicidio, giorno dopo giorno, fino a lasciare ogni "dignità" fisica.. so di cosa sto parlando.. ho visto!
Ma perchè?
Se esiste un "diritto alla vita", perchè non può esistere un "diritto alla morte"?
Perchè non posso fare nulla oggi per evitare che domani capiti anche a me, se non sperare di trovare in tempo il coraggio (ed i soldi, ovviamente!) di andare in Isvizzera per morire senza soffrire?
Conosco le risposte, naturalmente, ma dovrei dire di culture e religioni e non la finirei più! D'altronde chi conosce me conosce anche la mia avversione verso religioni e culture confessionali, come quella italiana, ahimè.
Un mio pensiero, comunque, lo voglio qui sintetizzare.
L'espressione "accanimento terapeutico" non è adeguata: parlerei piuttosto di "brutalità terapeutica", di violenza fisica ad un individuo che non può opporsi, di ipocrita millanteria di "sentimenti di pietà e di dovere morale" laddove la Pietà, quella vera, è latitante, spesso scalzata dalla ben poco altruistica preoccupazione di parenti e terapeuti di acquietare le coscienze, le proprie coscienze.